museo
artista
attivita
castelfranco
socialnetwork
didattica
torre_civica


Treviso nel secondo '400: 
euforia e millenarismo

La cultura antiquaria che si diffonde a Treviso nella seconda metà del
Quattrocento è una cultura che guarda a tutti gli aspetti della romanità, dalla pittura alla scultura, all'architettura, ma anche alla lingua e alla scrittura. Di fronte ad essa scompare anche qualsiasi distinzione tra sfera laica e sfera ecclesiastica, la passione per l'antico coinvolge solidi professionisti come maestri, notai e funzionari, ma anche gran parte dei vescovi che si susseguono sulla cattedra dell'episcopato di Treviso, da Ermolao Barbaro (1443-1453) che aveva frequentato a Verona la scuola del Guarino, a Teodoro de Lellis (1464-1466), strettamente legato all'Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna; dal vescovo Lorenzo Zane (1473-1478) che ha come segretario Girolamo Bologni, al vescovo Zanetto (1478-1485) che per gli interventi in Duomo incarica i Lombardo, a Nicolò Franco (1485-1499) protettore del Bologni e dell'Augurello, ma anche di Girolamo il Vecchio da Treviso. A questi si aggiunge poi il priore di San Giovanni del Tempio, Ludovico Marcello, che dal 1480 unisce attorno a sé dilettanti di nobile famiglia e intellettuali di professione.
Il neoplatonismo e l'esasperato interesse antiquario che Treviso vive nella seconda metà del '400, portano a riesumare miti, divinità e antichi riti pagani che raggiungono il loro apice nell'Hypnerotomachia Poliphili, l'opera del frate veneziano Francesco Colonna ambientata a Treviso, dove se da un lato nelle incisioni si raggiungono espressioni artistiche raffinatissime, insieme alle sofisticate allegorie del racconto, dall'altro si arriva fino all'aperta celebrazione degli antichi riti fallici della fecondazione.
Contemporaneamente a tali deviazioni intellettualistiche, nel secondo '400 a Treviso circola con insistenza il tema della fine del mondo, e tra i primi incunaboli stampati in città nel 1477, c'è l'opera Del fine del mundo di uno dei maggiori predicatori di fine '300, il domenicano Vincenzo Ferrer..

Clessidra con perle, ferro, ricami in fili di seta, in lamina d’argento e argento dorato, vetro, sabbia, ambito veneziano, fine sec. XV - inizio sec. XVI, Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione.
Clessidra con perle, ferro, ricami in fili di seta, in lamina d’argento e argento dorato, vetro, sabbia, ambito veneziano, fine sec. XV - inizio sec. XVI, Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione.